Australia, vittoria dei si al referendum sui matrimoni gay

Il popolo australiano si è espresso a favore dei matrimoni fra persone dello stesso sesso nel referendum sul tema voluto dal governo australiano. Ne dà notizia la BBC.

Il 79.5% degli aventi diritto ha preso parte al voto, ed il 61.6% dei votanti si è espresso per la legalizzazione delle unioni fra omosessuali.

1000px-LGBT_flag_map_of_Australia.svg.png

Sebbene non vincolante, il voto potrebbe spingere finalmente il parlamento australiano ad approvare una legge che consenta i matrimoni gay. Commentando i risultati del voto, il primo ministro Malcolm Turnbull ha affermato che “milioni di australiani hanno fatto sentire la propria voce votando in modo schiacciante per il matrimonio egualitario. Hanno votato si per senso di giustizia, hanno votato si per impegno, hanno votato si per amore. E ora il nostro compito qui, nel parlamento dell’Australia, è quello proseguire in questa direzione”. Turnbull ha anche annunciato l’impegno del governo australiano a sostenere l’approvazione della legge sul matrimonio egualitario entro Natale.

Annunci

Unioni civili: la Camera approva (e l’Italia entra finalmente nel terzo millennio)

Con 372 voti a favore (Partito Democratico, alcuni deputati centristi e Sinistra Italiana), 51 voti contrari (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e altri deputati centristi) e 99 astenuti (Movimento 5 Stelle, che ancora una volta si rimangia la promessa di votare il provvedimento), la Camera  ha approvato pochi minuti fa la legge sulla “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. La legge consiste di due parti: la prima introduce in Italia la possibilità, per le coppie omosessuali, di contrarre un’unione civile, stabilendone diritti e doveri, mentre la seconda regolamenta per la prima volta i diritti e doveri delle coppie di fatto eterosessuali.

voto

Con questa legge, l’Italia decide oggi di riconoscere finalmente l’esistenza di famiglie formate da coppie dello stesso sesso, facendo ciò che gli altri Paesi dell’Europa occidentale hanno già fatto da tempo. Nel 1989 (27 anni fa), la Danimarca fu il primo paese al mondo a introdurre le unioni civili, seguito negli anni da moltissimi Stati europei. Nel 2001, poi, i Paesi Bassi approvarono il matrimonio egualitario, che equipara la condizione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali. Ad oggi, 21 dei 28 Paesi dell’Unione europea consentono unioni civili e/o matrimonio egualitario, mentre 6 no: l’Italia è dunque il ventiduesimo Paese UE a riconoscere i diritti delle coppie omosessuali.

italia-BLU

La legge, è stato osservato, è il frutto di un compromesso al ribasso che non tiene il passo con le leggi ben più avanzate presenti negli altri Paesi europei. L’uguaglianza è ancora lontana, e non sarà facile raggiungerla in uno Stato conservatore quale è l’Italia. Basti pensare che le prime proposte di legge sulle unioni civili presentate in Parlamento risalgono addirittura al 1986, e ci sono voluti trent’anni per arrivare ad avere una legge.

C’è da scommettere che molti fra i contrari, tanto a destra quanto tra i cattolici italiani, continueranno a cercare di mettere i bastoni fra le ruote e di creare ostacoli nella vita dei cittadini e delle famiglie omosessuali italiane.

images

Eppure, questa legge è una legge che nella sua timidezza segna comunque un passaggio storico: l’Italia decide per la prima volta di non mettere la testa sotto la sabbia, di tutelare i propri cittadini omosessuali e di riconoscerne il diritto a una vita affettiva e familiare serena. Se, insomma, la piena uguaglianza appare ancora lontana e la battaglia per conquistarla ancora lunga, va allo stesso tempo riconosciuto che grazie a questa legge gli omosessuali italiani saranno da oggi un po’ più uguali e un po’ meno discriminati di prima.

In alto i calici, dunque, per festeggiare questa sera un momento storico per l’Italia e per gli Italiani. Godiamoci il momento, perché da domani si torna a rimboccarsi le maniche, e a battersi per ottenere un’uguaglianza vera e sostanziale.

PROSIT!

brindisi

Unioni civili: vincitori e vinti del probabile compromesso al ribasso

La strada per il disegno di legge sulle unioni civili sembra ormai segnata: un accordo di maggioranza che escluda dalla legge la possibilità di adozione del figlio del partner nel caso delle coppie omosessuali, con possibile voto di fiducia. Una legge che, certamente, rappresenterà un miglioramento nella vita di molte persone e coppie omosessuali italiane; un compromesso al ribasso, tuttavia, rispetto a ciò che questo parlamento avrebbe potuto approvare se, per una volta, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si fossero assunti le loro responsabilità.

Viene da dire che, con questa legge, i cittadini omosessuali italiani smetteranno di essere cittadini di serie C e diventeranno cittadini di serie B. La serie A riservata alle coppie eterosessuali, quella è ancora preclusa. E, in fondo, non è nemmeno mai stata oggetto di discussione.

“Piutost che nient l’è mei piutost”, recita un noto adagio milanese che certo si adatterà allo spirito con cui molti, dopo tre anni di dibattiti schizofrenici all’insegna di bugie sulle coppie omosessuali e sulla fantomatica teoria gender, cercheranno di farsi una ragione di quello che ormai si configura come un compromesso al ribasso.

Viene spontaneo in queste ore, credo, chiedersi chi siano i vincitori, e chi i vinti di questo compromesso all’italiana.

Fra i vinti, indubbiamente, vanno annoverate le famiglie arcobaleno e le associazioni LGBT che in queste settimane hanno fatto sentire con forza la loro voce chiedendo l’approvazione della legge Cirinnà, già frutto di diversi compromessi, così com’è. La loro battaglia per l’uguaglianza potrebbe incassare presto un importante passo avanti, ma la marcia verso la parità è, certo, ancora lontana da venire.

Sconfitti anche i (pochi) parlamentari di sinistra, cioè di Sinistra Ecologia e Libertà e/o di Sinistra Italiana, che sono gli unici a non aver mai mostrato tentennamenti nella intenzione di votare il ddl nella sua integrità e senza distinguo. Le impietose scaramucce consumatesi nell’ultima settimana tra i due più grandi partiti italiani, PD e M5S, mettono a mio avviso in evidenza l’incapacità di questi due partiti di interpretare con coraggio e coerenza istanze progressiste che da tempo sono conquiste sociali acquisite in altri paesi Europei. Manca, in Italia, una grande forza politica progressista – e, a questo punto, sarebbe anche ora che la si cercasse di costruire.

Ne esce sconfitto, però, anche quella fetta di mondo cattolico e di esponenti della Conferenza Episcopale Italiana che in questi mesi hanno fatto fuoco e fiamme pur di fermare la legge sulle unioni civili. Il loro obiettivo era, così come nel lontano 2007, quello di impedire qualsiasi riconoscimento legislativo alle coppie omosessuali: sono passati quasi dieci anni, e questa volta la Storia sembra davvero aver voltato loro le spalle. Per quanto possano gioire per lo stralcio della stepchild adoption, è evidente a tutti che questa vittoria di Pirro non basterà a nascondere che le loro posizioni omofobe sono ormai minoritarie nella società italiana, come ampiamente emerso nelle ultime settimane.

Da questa vicenda, però, escono anche alcuni vincitori.

Ne esce vincitore il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, che ancora una volta può vantarsi di essere determinante nelle scelte del governo e di essere riuscito a rendere più timida la legge.

Ne esce vincitore Matteo Renzi, che ha gioco facile a dire che è meglio un uovo oggi che una gallina domani, e che, insomma, la colpa è dei grillini che si sono rivelati anche questa volta degli interlocutori inaffidabili e “meno male che Renzi c’è”.

E ne esce vincitore, per assurdo, anche il Movimento 5 Stelle, che dopo due settimane di tentennamenti ora potrà dire, senza essere messo alla prova dei fatti, che loro la legge l’avrebbero votata così com’era, e che se quella legge non è andata in porto la colpa è solo delle divisioni interne al Pd.

Suonerà un po’ assurdo: eppure, gli unici vincitori in questa vicenda sono esponenti politici ai quali, in fondo, della legge sulle unioni civili frega ben poco. Alfano, in crisi di consensi, voleva dimostrare di contare ancora qualcosa, per poter giustificare ai suoi l’alleanza con il PD; Renzi incassa la possibilità di dire che ancora una volta il suo intervento è stato risolutivo per sbloccare la legge; i grillini riescono ancora una volta a evitare ogni assunzione di responsabilità, e possono continuare a limitarsi a puntare il dito contro le responsabilità altrui.

Ad uscirne sconfitti, invece, sono sia coloro che avrebbero voluto una legge di più ampio respiro, che coloro che non volevano nessuna legge. La legge che verrà approvata sarà probabilmente un capolavoro di cerchiobottismo che strizzerà l’occhio sia agli omofobi, sia a chi si batte per l’uguaglianza delle famiglie omosessuali. Una mezza decisione che non accontenterà nessuno, ma che consentirà alla politica di ringalluzzirsi e trastullarsi in giochi di potere e schermaglie infantili.

L’appello al Parlamento dal mondo della cultura e dello spettacolo: si approvi presto legge Cirinnà

La petizione è stata lanciata poche ore fa su Change.org, ma sta già riscuotendo numerose adesioni e molta attenzione. Si tratta dell’«appello per la rapida approvazione della legge Cirinnà» lanciato da 400 personalità attive nei mondi dell’informazione, dello spettacolo e della cultura italiani.

“La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l’occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali. È tardi per perdersi in strategie politiche, si sta parlando delle vite concrete di milioni d’italiani in estenuante attesa di esistere agli occhi dello Stato”, è l’esordio di questo appello, secondo il quale “un Paese dove tutti i cittadini, di là dal genere, razza, o orientamento sessuale, godono di pari opportunità, è un Paese più ricco, produttivo e felice. Il prezzo dell’esclusione lo paga la società intera”. Tra i tanti firmatari compaiono (per citarne alcuni) i nomi di Andrea Camilleri, Roberto Bolle e Daria Bignardi.

Il testo integrale dell’appello, che vi invitiamo a sottoscrivere, potete trovarlo a questo link!