Condannato a morte perché gay? Il pregiudizio omofobo di una giuria americana

Condannato a morte anziché all’ergastolo perché gay. Potrebbe essere questa la paradossale conclusione della vicenda giudiziaria a carico di Charles Rhines, giudicato colpevole di un omicidio commesso nel 1992. Secondo alcuni membri della giuria popolare che ne decretò la condanna, l’ergastolo non sarebbe una vera punizione per Rhines in quanto, essendo omosessuale, si sarebbe “divertito” a stare in un carcere maschile – e, di conseguenza, l’unica vera punizione non potrebbe essere che la condanna a morte.

Della vicenda si sono occupati la settimana scorsa alcuni media americani, tra cui The New York Times, mentre non ci risulta che alcun portale di informazione in italiano ne abbia dato notizia.

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La pena di morte nel mondo (da nessunotocchicaino.it)

Eppure, la condanna a morte di Charles Rhines sembra essere un caso di evidente bias giudiziario ai danni di un cittadino omosessuale. Prima di deliberare, la giuria popolare investita del caso inviò al giudice una lista di domande: Rhines avrebbe avuto un compagno di cella? Gli sarebbe stato permesso di “creare un gruppo di seguaci o ammiratori”? Gli sarebbe permesso di “ricevere visite coniugali”? Scusandosi per la possibilità che alcune delle domande potessero essere “inappropriate”, i giurati indicarono allo stesso tempo che queste domande erano importanti per il loro processo decisionale. Il giudice rifiutò di rispondere, dicendo ai giurati che tutto ciò che avevano bisogno di sapere era nelle istruzioni che avevano ricevuto. Otto ore dopo, la giuria condannò Rhines a morte.

Nel 2016, a seguito della scoperta di questa nota, fu aperta un’indagine sul caso. Un giurato dichiarò che i giurati sapevano che Rhines era gay, e pensavano che non gli si sarebbe dovuto consentire di vivere con altri uomini in carcere. Un secondo riferì un commento di altro giurato, secondo il quale condannare Rhines alla prigione avrebbe significato “mandandolo dove vuole andare “. Un terzo disse “c’erano molte discussioni sull’omosessualità nella sala della giuria. C’era molto disgusto. Questa è una comunità agricola. C’era un sacco di gente che era tipo, ‘Ew, non posso crederci.'”

La settimana scorsa, tuttavia, la Corte Suprema statunitense ha rifiutato di riaprire il caso. Una decisione sorprendente alla luce delle motivazioni che spinsero la giuria popolare a decretare la condanna a morte anziché l’ergastolo, specie se si tiene in considerazione che l’anno scorso la Corte Suprema riaprì un processo per violenza sessuale in quanto la posizione di alcuni giurati risultò essere distorta da un pregiudizio raziale contro l’accusato, di origini messicane.

La conclusione del caso potrebbe dunque essere questa: se fosse stato eterosessuale, Rhines avrebbe forse potuto cavarsela con un ergastolo. Poiché è gay, invece, va condannato a morte. Perché? Perché il pregiudizio omofobo porta a pensare che la prigione sia, per un prigioniero omosessuale, una sorta di gita scolastica, mentre la realtà parla di innumerevoli casi documentati di violenza, sfruttamento e talvolta stupro subiti dai prigionieri che vengono identificati come omosessuali (secondo l’istituto nazionale di statistica statunitense, 1 ogni 8 carcerati LGBT subisce abusi sessuali durante la permanenza in prigione).

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Russia: 100 omosessuali arrestati e 3 uccisi dalla polizia in Cecenia

Più di 100 persone sono state arrestate nelle ultime settimane dalla polizia in Cecenia, regione caucasica che si trova all’estremità meridionale della Russia. Tre di loro, forse anche di più, sarebbero addirittura state uccise dalla polizia stessa.

Oscurata sia dall’attacco terroristico a San Pietroburgo verificatosi negli stessi giorni in cui la notizia è filtrata, sia dal fatto che è ormai sostanzialmente impossibile per i giornalisti accedere alla Cecenia, la notizia è passata piuttosto inosservata sulla stampa internazionale, ed ha ricevuto ancor meno attenzione su quella italiana.

Nonostante la difficoltà di raccogliere notizie dalla regione, la notizia sarebbe filtrata grazie al lavoro del giornale russo Novaya Gazeta (lo stesso per la quale lavorava Anna Politkovskaja, giornalista attiva in Cecenia che fu fatta assassinare dal regime russo nel 2006) e di alcuni attivisti per i diritti umani nella regione. Ne hanno dato conto, fra gli altri, The New York TimesThe Guardian e The Independent.

Un portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov si è ovviamente affrettato a negare il tutto, affermando: “è impossibile arrestare o reprimere persone [omosessuali] che non esistono nella repubblica [cecena]”. “Se queste persone esistessero, la legge non dovrebbe nemmeno preoccuparsene, perché sarebbero i loro stessi parenti a spedirli in un posto da cui non faranno mai ritorno”.

Parole che danno l’idea di come la situazione per le persone omosessuali, già di per sé terribile in Russia, sia anche peggiore in questa regione a maggioranza musulmana. Nella quale all’autoritarismo conservatore del governo russo si somma quello del governo autonomo della Cecenia.

La retata sarebbe stata scatenata dalla richiesta di un gruppo moscovita per i diritti delle persone omosessuali, che avrebbe presentato domanda per poter organizzare dei gay prides in 90 città russe. Il solo fatto che una di queste richieste fosse stata presentata in una regione caucasica a maggioranza musulmana avrebbe scatenato immediatamente una manifestazione antigay. La polizia si sarebbe quindi mossa per attuare una retata nei confronti degli omosessuali presenti nella regione, attirati attraverso la creazione di falsi profili sui social network fra la comunità gay.

Patriarca di Mosca: matrimoni gay come apartheid e leggi naziste

Sembra proprio che non ce la possano fare, molte guide spirituali. Sembra che per loro sia una capacità inarrivabile, quella di pensare prima di parlare. Oppure di scusarsi, dopo aver detto una qualche immensa cazzata.

L’ultima in ordine di tempo è questa esternazione sulle leggi che consentono alle coppie omosessuali di sposarsi:

Quello che sta accadendo dei paesi occidentali è che, per la prima volta nella storia umana, la legislazione va contro la natura morale degli esseri umani.

Non è la stessa cosa, certo, ma in qualche modo possiamo paragonarlo all’apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste: erano frutto di un’ideologia e non parte della natura morale. La Chiesa non potrà mai approvarlo.

A pronunciare queste frasi, il patriarca di Mosca, Kirill, autorità suprema della chiesa russa. Secondo il quale il riconoscimento della possibilità di sposarsi alle coppie omosessuali rappresenta il primo caso nella storia umana in cui la legge va contro la morale. Come a dire che la schiavitù, l’oppressione e la sottomissione delle donne, le leggi razziali e tante altre meraviglie di cui l’umanità s’è degnata di deliziarci nel corso della nostra storia rispettano “la natura morale degli esseri umani.

Bizzarro, questo Kirill. Chissà se si rende conto delle implicazioni logiche delle sue parole. Probabilmente no: anche perché, subito dopo, il fanfarone par contraddirsi, nel paragonare le nozze gay a apartheid e legislazione nazista. Ma come Kirill, allora ci sono dei precedenti? Allora non si tratta della “prima volta” nella storia umana?

Chissà. Probabilmente non verremo mai a sapere cosa passa per la testolina confusa della massima autorità religiosa russa. Viene da pensare che, se il Dio in cui crede esiste, con lui è stato davvero ingeneroso.

I terremoti come castigo divino e la confusione di Dio (e dei suoi seguaci)

C’era da aspettarselo. Puntuale come un avvoltoio, anche dopo il terremoto di domenica qualcuno (in questo caso, il direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga – secondo diversi giornali – o – secondo Radio Maria – un non meglio precisato “conduttore esterno”) ha sentito il dovere di spiegarci come questo terremoto altro non sia che una punizione divina a causa dell’approvazione della legge sulle unioni civili.

Che certi brillanti predicatori non si facciano scappare alcuna occasione per alimentare l’omofobia, d’altra parte, è cosa nota e non sorprende davvero più. Eppure, questa volta ci si sarebbe aspettati un po’ più di cautela da lorsignori. Perché davvero non si capisce come a questi pozzi di scienza sia potuta sfuggire una foto che ha fatto il giro del mondo, e che è stata un po’ il simbolo di questo terremoto:

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Eh si, la basilica benedettina di Norcia. Rasa al suolo dal terremoto mandato da Dio.

Insomma: Dio s’incazza per la legge sulle unioni civili e allora che fa? Rade al suolo le sedi dell’Arcigay? Fa cadere il governo che ha sostenuto questa legge? Fa fossilizzare il pene a tutti gli omosessuali d’Italia? No: rade al suolo una chiesa!

Se dovessimo dare retta a personaggetti, verrebbe davvero da pensare che questo Dio onnipotente e castigatore ha qualche problema di mira. O che ha quantomeno le idee confuse. Ma, a ben pensarci, è forse bene smettere di inseguire questi predicatori d’odio e rivolgersi a loro con animo sereno e parole che vengono dal cuore:

PS: abbiamo aggiunto Fuck you di Lily Allen alla playlist nella barra laterale 😉