8×1000: se non ci credi, chiedilo a loro

Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Giovanni 20, 24-29)

Uno dei più celebri racconti del Vangelo, che la chiesa cattolica usa di sovente, è quello in cui San Tommaso “se non vede, non crede” alla resurrezione. Il racconto è chiaramente funzionale, nel cattolicesimo, all’invito ad una fede cieca, senza prove. Eppure, a un certo punto, nella sua smania di fare soldi la chiesa deve aver pensato bene che fosse utile cambiare posizione, almeno nelle campagne comunicative dell’Otto per Mille. E così, ha investito milioni di euro in comunicazioni pubblicitarie fondate sullo slogan: “con l’8 per 1000 alla chiesa cattolica avete fatto molto, per tanti. Se non ci credi, chiedilo a loro”.

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Ora, a leggere le cronache degli ultimi giorni verrebbe proprio da chiedere a loro che cosa facciano con quei benedetti soldi che ricevono a valanghe dallo Stato Italiano. Perché, se già più volte abbiamo parlato di come meno del 20% dei soldi raccolti con l’8 per 1000 venga destinato almeno formalmente a opere di carità (nonostante gli spot cerchino di raccontare una storia un ben diversa), ora viene da dubitare che quella percentuale sia anche inferiore, considerate le ruberie scoperte negli ultimi giorni, che a vario titolo hanno coinvolto altissimi prelati.

Verrebbe da chiederlo a Tarcisio (Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano fino al 2013), come sia possibile restaurare il proprio super-attico (già finito in passato sui media per feste a base di tartufo e champagne) con i soldi destinati ai bambini malati. E come ciò sia conciliabile con i predicozzi morali dell’organizzazione di cui lui è stato per anni la seconda massima autorità.

Verrebbe anche da chiederlo a Pietro (Pietro Vittorelli, ex Abate di Montecassino), come sia possibile spendere oltre 500 mila € raccolti tramite offerte e 8 per 1000 in droga, viaggi di lusso e appartamenti, dopo aver promesso di “custodire fedelmente i beni del monastero”, amministrandoli “a vantaggio dei fratelli, dei poveri e dei pellegrini”.

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Ma, forse, è soprattutto ai nostri politici che dovremmo chiedere qualcosa. Dovremmo chiedere a loro perché non solo non venga cambiato un meccanismo iniquo, ed assolutamente vergognoso in uno Stato che si professi laico, ma della questione non si discuta nemmeno. Nonostante i ripetuti inviti della Corte dei Conti a riformare questa medievale “tassa di Stato” sulle religioni.

Statistiche sull’otto per mille: meno chiesa, più Stato. Ecco come sono cambiate le scelte degli Italiani dal 2000 ad oggi

Maggiore volontà di scegliere, meno chiesa e più Stato: sembrano questi, in sintesi, i maggiori cambiamenti che emergono dai dati sulle scelte di destinazione dell’otto per mille degli Italiani. In questo post proviamo a raccontare questi cambiamenti, servendoci di qualche numero e di alcuni (semplici) grafici.

Cominciamo con il dato che riguarda la quota di Italiani che hanno scelto di indicare a chi destinare il proprio otto per mille:

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Come potete osservare, la percentuale di scelte espresse è cresciuta progressivamente dal 38.3% del 2000 al 45.7% del 2010: una buona notizia, che denota una maggiore consapevolezza sull’esistenza dell’8×1000 e sul suo meccanismo di attribuzione. Non tutti sanno, infatti, che in caso di mancata indicazione del soggetto destinatario la propria quota di 8×1000 viene comunque destinata e divisa fra i vari soggetti beneficiari, in proporzione pari alle scelte espresse dagli altri contribuenti. Tradotto, se non firmi a favore di un soggetto a tua scelta la gran parte dei tuoi soldi finirà (come vedremo fra poco) alla chiesa cattolica.

Analizziamo ora il totale delle scelte espresse, considerando i 3 principali beneficiari: chiesa cattolica, Stato italiano e chiesa valdese (gli altri 4 beneficiari ricevono ciascuno meno dell’1% delle preferenze, per cui ci permettiamo di trascurarli).

Iniziamo con la chiesa cattolica, che riceve da sempre la maggior parte delle scelte e delle risorse dell’8 per 1000:

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La quota a favore della chiesa cattolica è cresciuta leggermente nel periodo 2000 – 2005 dall’87.1% all’89.8%; a partire dal 2006, invece, ha iniziato a diminuire costantemente, fino all’80.2% del 2012. Una riduzione notevole, che coincide peraltro con il pontificato di papa Benedetto XVI – ma di questa “coincidenza” abbiamo già discusso in quest’altro post, perciò non ci dilunghiamo oltre.

Passiamo ora alle due principali alternative alla chiesa cattolica: lo Stato e la chiesa valdese. Va premesso che queste due sono le scelte più popolari tra i non credenti e più in generale fra coloro che non desiderano che i propri soldi vadano a finire nelle mani della chiesa cattolica. Perché proprio questi due destinarari? Da un lato, lo Stato è l’unico soggetto non religioso che può essere scelto dal contribuente; dall’altro, la chiesa valdese si impegna a non usare i soldi che riceve dall’8×1000 per finalità di culto ma solo per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale (a differenza della chiesa cattolica, che usa per finalità di culto più di tre quarti delle risorse – nonostante le costose campagne pubblicitarie con cui cerca di convincerci del contrario).

Le scelte a favore dello Stato sono un po’ complementari a quelle a favore della chiesa cattolica: ridottesi dal 10.3% del 2000 al 7.6% del 2005, sono poi cresciute negli anni successivi fino al 13.4% del 2011 (il dato 2012 non è ancora stato reso pubblico, ma sarà probabilmente più alto).

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La chiesa valdese, invece, ha visto crescere esponenzialmente le scelte a proprio favore, che sono passate dall’1.2% del 2000 al 3.2% del 2011. Un dato triplicato, probabilmente frutto delle posizioni progressiste e della trasparenza sostenute da questa piccola chiesa (che riceve principalmente scelte da persone che non appartengono a questa chiesa, che conta un piccolo numero di fedeli).

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Per concludere, un dato interessante: se guardiamo alla relazione storica (a partire dal 1990, anno di istituzione dell’8×1000) tra la percentuale di scelte espresse e la quota a favore dei diversi beneficiari, osserviamo una correlazione positiva fra scelte espresse e Stato (correlazione = 0.76) e fra scelte espresse e chiesa valdese (correlazione = 0.7), ed una correlazione negativa (-0.71) fra scelte espresse e chiesa cattolica. Come a dire che quando pochi Italiani scelgono la chiesa cattolica la fa da padrona, mentre negli anni in cui più Italiani scelgono aumentano le risorse a favore di Stato e chiesa valdese.

In altre parole, informare gli Italiani sui meccanismi dell’otto per mille può far sì che più Italiani scelgano, e che cambi significativamente la ripartizione delle risorse. Una decisione non neutra, dalla quale lo Stato, in tempi non facili per le finanze pubbliche, avrebbe tutto da guadagnare (mentre la chiesa cattolica molto da perdere): che aspetta, allora, a informare gli Italiani per accrescerne la consapevolezza su come funziona l’8×1000?

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Papa Benedetto: e se si fosse dimesso per una questione di soldi? Ecco cosa emerge dai dati dell’8×1000

“A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”, soleva dire un politico navigato come Giulio Andreotti. Sapeva bene, infatti, che spesso a motivare le nostre azioni non sono dei nobili fini idealistici, quanto piuttosto i nostri istinti più materiali. E, a giudicare dai dati che fra poco vi presenteremo, pensare male in questo caso viene abbastanza facile.

Con la notizia diffusa ieri sulla percentuale di scelte espresse dai contribuenti a favore della chiesa cattolica con l’otto per mille nel 2012, abbiamo finalmente a disposizione tutti i dati che coincidono con il pontificato di papa Benedetto. E, se andiamo a osservare l’andamento storico di questa percentuale, emerge un dato piuttosto evidente: un crollo inarrestabile, iniziato nel 2006.

woitilavsratzingerOra, il 2006 non è un anno casuale. Perché Joseph Ratzinger fu eletto papa il 19 aprile 2005: se quindi il 2005 è un anno segnato dalla presenza di due papi (e viene quindi difficile “attribuirlo” all’uno o all’altro), il periodo 2006-2012 è l’insieme degli anni che ricadono interamente sotto il pontificato di papa Benedetto XVI.

Come si può osservare dal grafico, se nel periodo precedente (2000-2005) la percentuale dell’8×1000 incassata dalla chiesa si era aggirata intorno all’88% del totale, nei 7 anni successivi questa percentuale si è progressivamente ridotta, dall’86% del 2006 fino all’80% del 2012, aggirandosi mediamente intorno all’83%. Il che significa una perdita media di 5 punti percentuali di gettito. Tradotto in euro, ciò equivale a una perdita di getto pari a circa 50-55 milioni di € all’anno e 350-385 milioni nel periodo 2006-2013.

Una perdita non indifferente, che difficilmente sarà sfuggita a chi ha il compito di governare la chiesa. Una perdita che incide direttamente sulla gestione delle parrocchie, considerando che la chiesa cattolica usa l’80% delle entrate dell’8×1000 per “esigenze di culto” e “sostentamento del clero” (destinando solo il 20% delle risorse a interventi caritativi, nonostante le martellanti campagne pubblicitarie cerchino di convincerci del contrario).

Viene allora da domandarsi quale possa essere stato il reale motivo che spinse papa Ratzinger a un gesto clamoroso come quello di dimettersi da papa: la debolezza dovuta all’età avanzata, come annunciato pubblicamente, oppure…

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Oppure, la constatazione del calo di popolarità della chiesa cattolica sotto il suo pontificato: una crisi di consenso che sembra essersi tradotta non solo in una accresciuta difficoltà di influenzare le scelte politiche in diversi Paesi, ma anche nelle scelte dei contribuenti italiani (e non solo) di affidare il proprio 8×1000 alla chiesa cattolica.

Un arretramento politico, culturale ed economico che forse bisognava cercare di arrestare. Quale soluzione migliore, dunque, se non rimuovere un papa impopolare, rimpiazzandolo con un comunicatore nato?

Viene anche il dubbio, se permettete, che queste dimissioni siano state volontarie. Senza voler dar adito a indimostrabili teorie del complotto, ci si lasci insinuare il dubbio che, forse, qualche cardinale meno attento di Ratzinger alla teologia, e più interessato al potere politico ed economico della chiesa, possa aver convinto l’allora papa Benedetto a farsi da parte e ritirarsi a vita privata…

La Corte dei Conti boccia l’8 per 1000

È una bocciatura senza mezzi termini, quella arrivata ieri dalla Corte dei Conti nei confronti del meccanismo di assegnazione dell’Otto per Mille.

Il massimo organo di controllo italiano sul bilancio dello Stato, infatti, sembra aver fatto proprie le critiche che da anni vengono mosse all’Otto per Mille dal mondo laico: il meccanismo truffaldino per cui i soldi di chi sceglie di non destinare l’8 per 1000 vengono comunque spartiti in proporzione alle scelte espresse (al punto che “I beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata”), il livello abnorme di contributi pubblici (provenienti non solo dall’8 per 1000) alle confessioni religiose che non trova eguali nel resto d’Europa, il fatto che lo Stato (contro i propri interessi) non faccia nulla per competere con le confessioni religiose nelle scelte dei contribuenti e che utilizzi spesso in modo improprio le cifre introitate dall’8 per 1000, la mancanza di trasparenza su come vengono assegnati e poi spesi i fondi ricevuti, l’esclusione di alcune confessioni religiose, il fatto che in tempi di spending review i fondi “regalati” alle confessioni religiose continuino ad aumentare sono le principali obiezioni mosse dalla Corte dei Conti all’Otto per Mille.

Obiezioni, queste, che anche su questo blog abbiamo spesso posto in evidenza (specie analizzando le statistiche sull’Otto per Mille), e che trovano finalmente conferma nelle analisi di un ente imparziale che ha come unico obiettivo la verifica dello stato di salute dei conti pubblici. L’auspicio è che una così dura reprimenda, difficilmente contestabile nel merito, possa presto portare a una profonda revisione, se non all’eliminazione, dell’Otto per Mille. Il clericalismo che permea la politica italiana, tuttavia, non fa ben sperare in cambiamenti; e questo nonostante un Papa che, a parole, dice di volere una chiesa “povera fra i poveri” e che, nei fatti, continua a conservare tutti i propri privilegi.