Troppa grazia, San Gennà! La lezione del “fedele” Di Maio su miracoli ed identità

Hanno suscitato parecchio scalpore, le immagini che mostrano l’attuale vicepresidente della Camera e neocandidato alla Presidenza del Consiglio del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, prendere parte alle celebrazioni per la liquefazione del sangue di San Gennaro e baciare l’ampolla in cui, secondo la leggenda, sarebbe custodito il sangue del Santo che tornerebbe liquido tre volte all’anno.

M5S: Di Maio, che emozione bacio teca sangue San Gennaro

Ad una giornalista che domandava “Ci dica solo se si è emozionato, perché… In passato non l’abbiamo vista qui…”, Di Maio ha risposto: “No no… È la prima volta che vengo qui ed è una grandissima emozione, ma soprattutto è un grande momento legato alla nostra religione, di fede, ed io sono un fedele e quindi mi faceva veramente piacere esserci. L’ho vissuta anzitutto come fedele, poi come istituzione”.

A pochi sarà forse sfuggita la coincidenza tra la candidatura ufficiale di Di Maio alla presidenza del Consiglio e questa subitanea uscita pubblica, che appare come un chiaro tentativo di raccogliere facili consensi tra i tanti devoti che da secoli venerano un miracolo non riconosciuto dalla chiesa cattolica.

Questo sfoggio di devozione ha portato molti a farsi delle domande su un leader politico che potrebbe fra un anno governare l’Italia. In un momento storico in cui la superstizione e le pseudoscienze hanno guadagnato tanto terreno da creare un’incredibile emergenza nazionale in tema di prevenzione di malattie che si credevano debellate da decenni e di vaccini, viene infatti da chiedersi quanto sia opportuno incoraggiare la credenza in una leggenda medievale che nemmeno la chiesa cattolica, che pure avrebbe tutto l’interesse a farlo, ha mai riconosciuto.

Per non parlare, ovviamente, di come questa uscita ponga serie domande sull’atteggiamento che Di Maio e il Movimento 5 Stelle terrebbero, una volta al governo, nei confronti della chiesa cattolica e dei tanti privilegi di cui gode.

E, così, sul devoto Di Maio sono piovute le critiche. Il matematico Piergiorgio Odifreddi ha definito l’evento “uno spettacolo indegno”, osservando come, di fatto, Di Maio avrebbe baciato nient’altro che un barattolo di ketchup.

Il giornalista Massimo Gramellini, invece, ha scritto sul Corriere della Sera che “osservata dalla prospettiva di un elettore cinquestelle della prima ora, la mirabile scena è invece l’epilogo di un’illusione durata dieci anni. Dieci anni a sperare nella rivoluzione per ritrovarti alla fine rappresentato da un chierichetto“.

Critiche che, però, non sono andate giù a Di Maio, che ha replicato dicendo che “Per Gramellini la festa di San Gennaro è solo un momento per radunare i baciapile e quello che lui chiama “il popolino”. Gramellini non sa che quella è una festa sentitissima da tutti i napoletani e anche da moltissimi campani. E tra di loro ci sono anche io. Quella di San Gennaro non è solo una festa religiosa, è una festa di popolo che si continua a ripetere ogni anno da secoli. E’ la festa che ricorda che i miracoli possono succedere, che c’è sempre la speranza, che domani può essere un giorno migliore“.

dimaio

Insomma, Di Maio non ritratta, anzi: ci mette il carico da 11. Affermando che la superstizione popolare è in realtà un segno di speranza e di fede dei miracoli.

Al suo posto, in effetti, ai miracoli sarebbe difficile non crederci: nato nel 1986, il giovane Di Maio tentò la carriera universitaria iscrivendosi dapprima a ingegneria, poi a giurisprudenza – senza, però, mai riuscire a portare a termine i propri studi. La svolta avvenne nel 2013, quando Di Maio si candidò alle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle, ottenendo 189 voti e venendo così candidato alla Camera dei Deputati. Il successo elettorale del Movimento lo portò poi non solo ad essere eletto, ma a divenire addirittura vicepresidente della Camera. Pochi giorni fa, poi, è avvenuta la sua incoronazione a candidato premier del Movimento, in una competizione in cui Di Maio si è confrontato con 7 sconosciuti e, ovviamente, ha avuto vita facile.

Se vi capitasse una carriera politica simile, non credereste anche voi ai miracoli?

Annunci

Nepal, ragazzina morta durante isolamento per mestruazioni

Secondo un’antica tradizione indù chiamata chhaupadi, le donne sarebbero impure quando hanno le mestruazioni, o nei giorni immediatamente seguenti il parto. Andrebbero perciò isolate e private del cibo, per evitare che la sfortuna o una catastrofe naturale si abbatta sulla famiglia o sulla comunità.

Per questo motivo, e nonostante il governo nepalese abbia vietato questa pratica nel 2005, in alcune aree rurali del Nepal le donne possono ancor oggi venir isolate e private del cibo; talvolta, vengono addirittura confinate in capanni fatiscenti e isolati, costrette a condividere gli spazi con il bestiame, a subire il gelo invernale o l’afa estiva. Si ritiene che molte donne riportino danni fisici e mentali a seguito di questi isolamenti.

La BBC riporta oggi la notizia della morte di Roshani Tiruwa, una ragazzina di 15 anni, in un distretto orientale del Nepal. La ragazzina sarebbe morta per soffocamento: avrebbe acceso un fuoco per cercare di scaldarsi, e la scarsa ventilazione del capanno avrebbe poi indotto il soffocamento. La polizia nepalese ha aperto un’indagine.

L’idea che la donna sia impura in presenza di mestruazioni, o quando puerpera, è comune in molte culture e religioni. Il Levitico, ad esempio, la dichiara impura per sette giorni dopo il parto in caso il nascituro sia maschio, e per due settimane nel caso dia vita a una femmina.

Che la storia e la cultura popolare siano piene di pregiudizi e discriminazioni nei confronti delle donne è un fatto con cui molte società fanno da tempo i conti. Ma leggere notizie come quella della morte di Roshani Tiruwa lascia davvero stupefatti, e ci ricorda che tanta strada resta ancora da fare per emancipare le donne che vivono nelle aree più remote della Terra.

_93053218_nepalmenstruation1

I terremoti come castigo divino e la confusione di Dio (e dei suoi seguaci)

C’era da aspettarselo. Puntuale come un avvoltoio, anche dopo il terremoto di domenica qualcuno (in questo caso, il direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga – secondo diversi giornali – o – secondo Radio Maria – un non meglio precisato “conduttore esterno”) ha sentito il dovere di spiegarci come questo terremoto altro non sia che una punizione divina a causa dell’approvazione della legge sulle unioni civili.

Che certi brillanti predicatori non si facciano scappare alcuna occasione per alimentare l’omofobia, d’altra parte, è cosa nota e non sorprende davvero più. Eppure, questa volta ci si sarebbe aspettati un po’ più di cautela da lorsignori. Perché davvero non si capisce come a questi pozzi di scienza sia potuta sfuggire una foto che ha fatto il giro del mondo, e che è stata un po’ il simbolo di questo terremoto:

177979-420x236

Eh si, la basilica benedettina di Norcia. Rasa al suolo dal terremoto mandato da Dio.

Insomma: Dio s’incazza per la legge sulle unioni civili e allora che fa? Rade al suolo le sedi dell’Arcigay? Fa cadere il governo che ha sostenuto questa legge? Fa fossilizzare il pene a tutti gli omosessuali d’Italia? No: rade al suolo una chiesa!

Se dovessimo dare retta a personaggetti, verrebbe davvero da pensare che questo Dio onnipotente e castigatore ha qualche problema di mira. O che ha quantomeno le idee confuse. Ma, a ben pensarci, è forse bene smettere di inseguire questi predicatori d’odio e rivolgersi a loro con animo sereno e parole che vengono dal cuore:

PS: abbiamo aggiunto Fuck you di Lily Allen alla playlist nella barra laterale 😉

Sindone: a Torino si celebra un falso storico… spendendo soldi pubblici

1 milione e 700 mila euro. Questa la cifra messa a bilancio da Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino per gestire l’ostensione della Sindone di Torino, il sudario in cui molti cattolici credono che sia stato deposto il corpo di Gesù.

Secondo l’esame condotto con il metodo del Carbonio 14 (il metodo più affidabile a disposizione per datare reperti storici, il cui inventore ricevette per l’invenzione di questo metodo il premio Nobel) la Sindone sarebbe un falso storico realizzato tra il 1260 e il 1390 d.C. Circa 1300 anni, cioè, dopo la presunta morte di Cristo.

L’autenticità della Sindone, comunque, rimane controversa: e non potrebbe essere altrimenti, considerata la scarsa propensione dei credenti a preferire l’evidenza empirica alle proprie intime convinzioni.

Quel che qui ci preme evidenziare, tuttavia, non è il fatto che la Sindone sia molto probabilmente un fatto storico. Ma, piuttosto, che le istituzioni italiane spendano milioni di euro per incoraggiare i cittadini a credere in un fatto storico.

I costi pubblici della chiesa, ovvero quelli che tutti sosteniamo (anche senza essere credenti!) attraverso lo Stato italiano per finanziare la chiesa cattolica, sono già di per sé esorbitanti e insopportabili, considerati la crisi economica e il cattivo stato delle finanze pubbliche. Come è possibile che, ciononostante, gli enti locali piemontesi si siano così entusiasticamente lanciati nel sostegno a un’ostensione che incoraggia la superstizione e insegna a ignorare quel che ci dice la scienza?

sindone

A proposito di autenticità della Sindone: ecco qui un interessante articolo di Wired.