Olanda: eutanasia a 17 anni? Una fake news diffusa dalla stampa italiana

Qualche giorno fa, diversi giornali italiani hanno diffuso la notizia di una 17enne olandese cui sarebbe stata concessa l’eutanasia. Alla notizia è stata data ampia eco, e sui social media si sono scatenati i soliti Soloni “pro-life”, tutti prontissimi a spiegarci che insomma, sì, avevano ragione loro ad opporsi senza se e senza ma alla possibilità di legalizzare l’eutanasia. Perché, osservavano compiaciuti, poi si va a finire come nei Paesi Bassi, dove dell’eutanasia si abusa concedendola addirittura a una diciassettenne. Perfino il Papa ha sfruttato l’occasione per aprire Twitter e scagliarsi nella sua ennesima filippica:

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Peccato che questa storia sia falsa e sia stata montata ad arte dai giornali italiani, che se la sono inventata di sana pianta reinventando la storia di un tragico suicidio che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia. 31mag.nl, un sito di informazione in lingua italiana che si occupa di quanto accade nei Paesi Bassi, si è messo all’opera con un encomiabile lavoro di fact checking, scoprendo che in realtà la richiesta di eutanasia presentata dalla ragazza era stata respinta dalle autorità olandesi, e che a causare la morte della ragazza, che da tempo soffriva di depressione a causa di uno stupro subito molti anni prima, è stato un suicidio e non certo un’eutanasia che mai è stata concessa.

Ieri, 31mag.nl ha pubblicato un articolo (che ci sentiamo di raccomandarvi!) in cui ricostruisce l’intera vicenda, ponendo seri interrogativi sul modo in cui oggi anche i principali quotidiani fanno informazione: andando cioè alla disperata ricerca del sensazionalismo, senza alcuna verifica dei fatti e delle fonti, puntando esclusivamente a generare scandalo, stupore e indignazione.

«L’episodio dell’altro ieri, fatemelo dire, è il punto più basso toccato dalla categoria giornalistica negli ultimi tempi e una chiara “wake up call”: la nostra credibilità è al minimo, la gente non si fida più di noi e forse siamo più simili ai bufalari, dai quali ci piace tanto altezzosamente distinguerci di quanto non crediamo. Perchè in questa miserabile vicenda non ci sono solo superficialità, approssimazione da tabloid, no, in questa vicenda c’è anche un’incontentabile carica di cinismo da giornale scandalistico che ha portato testate nazionali a manipolare le traduzioni, già a loro volta storpiature dei fatti, per aggiungere carica emotiva e pathos ad un dramma che di pubblico e giornalistico non aveva nulla».

Massimiliano Sfregola, direttore di 31mag.nl

BREAKING NEWS: Taiwan primo paese asiatico a legalizzare matrimoni per coppie omosessuali

Il parlamento di Taiwan ha approvato una legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Si tratta di una decisione storica, perché Taiwan è la prima nazione asiatica ad approvare la legislazione sul matrimonio gay.

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L’approvazione della legge è giunta quasi due anni dopo una decisione della Corte costituzionale taiwanese che determinò l’incostituzionalità della legge vigente, secondo la quale il matrimonio è limitato alle unioni tra un uomo e una donna. La Corte stabilì inoltre un termine di due anni entro i quali emendare o emanare nuove leggi. Venerdì, a una settimana dalla scadenza di due anni, il parlamento taiwanese ha approvato una legge che rende il matrimonio omosessuale una realtà. La legge entrerà in vigore il 24 maggio.

Romania, clamoroso fallimento del referendum anti-gay

Si è concluso con un sonoro fallimento il referendum anti-gay promosso dalla “Coalizione per la famiglia” e dalla chiesa rumena. Il referendum proponeva di modificare la legge sui matrimoni, che attualmente definisce il matrimonio come “unione fra sposi” e che, se il referendum fosse passato, sarebbe diventato “unione fra uomo e donna”. Anche se la Romania non prevede nessuna tutela nei confronti delle coppie omosessuali, il referendum mirava a rendere più difficile un’eventuale futura legalizzazione di unioni civili o matrimoni fra persone omosessuali.

Perché il referendum fosse valido, avrebbe dovuto recarsi ai seggi il 30% degli aventi diritto. Eppure, nonostante un’iniziale campagna referendaria in cui erano state raccolte 3 milioni di firme, solo il 20,4% dei cittadini (meno di 4 milioni sui 19 milioni di elettori) è andato a votare – ovvero, solo un quinto degli elettori.

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Una notizia positiva, che sembra indicare un minore grado di intolleranza da parte della popolazione rumena nei confronti delle persone omosessuali. Il nostro augurio è che questo referendum anti-gay possa rivelarsi un boomerang in grado di aprire, nel paese balcanico, un dibattito sulle relazioni omosessuali che possa, fra qualche anno, portare alla legalizzazione di unioni civili o matrimoni fra persone dello stesso sesso. Sarebbe un’occasione per trasformare odio, paura e chiusura in tolleranza, apertura ed amore.