8 per 1000: si arresta l’avanzata della chiesa valdese

Lenta ma inesorabile, la crescita della quota di Italiani che scelgono di destinare il proprio 8 per 1000 alla chiesa valdese è stata uno degli aspetti più interessanti della ripartizione dei fondi dell’8 per 1000 del decennio scorso.

Nonostante conti soltanto 30000 fedeli circa in tutta Italia, l’Unione delle chiese metodiste e valdesi era riuscita a ottenere nel 2000 l’1.3% delle scelte dei contribuenti, quota poi cresciuta all’1.8% nel 2005 e che ha toccato quota 3.2% nel 2010.

8x1000-2017_4

La crescita dello scorso decennio, che ha più che raddoppiato (quasi triplicato) la percentuale di destinazioni dell’8 per 1000 ai valdesi, si è però fermata a partire dal 2011: da allora, come potete notare, ha subito una progressiva (piccola) flessione (che ha portato la quota al 2.6% nel 2014), riprendendosi leggermente nel 2015 – anno in cui si è attestata al 3%.

Forse vi starete chiedendo come possa una chiesa tanto piccola raccogliere tante firme a proprio favore. Il motivo principale è forse il fatto che per anni molti atei e agnostici, consci del fatto che se non avessero scelto di destinare il proprio 8 per 1000 avrebbero finito per accrescere il gettito della chiesa cattolica, hanno preferito destinare il proprio 8 per 1000 all’Unione delle chiese metodiste e valdesi, che investono i fondi ricevuti in iniziative sociali, socio-sanitarie, culturali e formative.

Un’altra domanda che sorge spontanea porsi è quali siano i motivi che hanno portato alla fine della crescita registrata nel primo decennio del secolo. Difficile dirlo, ma ci sembra ragionevole ipotizzare che una delle ragioni sia la scelta dello Stato Italiano – che è l’unico beneficiario 8 per 1000 a non essere una confessione religiosa – di tornar a destinare il gettito dell’8 per 1000 ricevuto a favore della tutela dei beni culturali e di interventi in aree colpite da calamità naturali, dopo anni in cui i fondi venivano decurtati per esigenze di bilancio. Una scelta, questa, che potrebbe aver spinto alcuni dei non credenti che in passato destinavano il proprio 8 per 1000 alla chiesa valdese a dirottare la propria scelta verso lo Stato Italiano.

PS: a questa pagina potete trovare l’elenco aggiornato degli articoli sull’8 per 1000 pubblicati finora su Dalla parte di Alice. Alcuni sono un po’ datati – tornate a visitarci nelle prossime settimane per i dati aggiornati!

Annunci

8 per 1000: in calo la quota di Italiani che scelgono di destinarlo

Forse non tutti sanno che meno della metà degli Italiani sceglie, nella propria dichiarazione dei redditi, di destinare l’8 per 1000 allo Stato Italiano o a una confessione religiosa. E, probabilmente, pochi fra quanti scelgono di non destinarlo sanno che, a causa di un meccanismo di ripartizione a dir poco truffaldino, anche i loro soldi vengono comunque ripartiti tra Stato e religioni, in proporzione alle scelte espresse dai contribuenti. Con il risultato che, in pratica, la maggior parte (circa l’80%) dei soldi che i contribuenti scelgono di non destinare finiscono direttamente nelle casse della chiesa cattolica.

8x1000-2017_1

Dopo aver toccato il minimo storico – 37.3% – nel 1998 (o nel 1999, se consideriamo l’anno in cui la dichiarazione viene presentata anziché quello in cui i redditi vengono prodotti), la quota di contribuenti che sceglie di destinare l’8 per 1000 è progressivamente cresciuta fino al 46.2% del 2012. Questa crescita si è però arrestata negli ultimi 3 anni, durante i quali la percentuale di scelte espresse è calata fino al 42.8% (2015). In pratica, oltre la metà – il 57.2% – degli Italiani sceglie di non destinare il proprio 8 per 1000, che in questo modo andrà quasi totalmente alla chiesa cattolica.

Nella ripartizione dei fondi dell’8 per 1000 del 2015, la fetta principale è andata come sempre alla chiesa cattolica, che si è aggiudicata l’80% della torta – ovvero, circa 1 miliardo di euro. A dividersi il restante 20% sono stati lo Stato (14.5%), la chiesa valdese e metodista (3%), l’unione buddista (1%) e molte altre chiese (evangelica, ortodossa, avventista…) e comunità (ebraica e induista), che si sono aggiudicate piccole porzioni del rimanente 1.5%.

PS: a questa pagina potete trovare un elenco degli articoli sull’8 per 1000. Molti di questi sono un po’ datati, tornate a visitarci nelle prossime settimane per i dati aggiornati!

Da giugno 2018, le donne potranno guidar auto in tutto il mondo (anche in Arabia)

L’Arabia Saudita è attualmente l’unico Paese del mondo a proibire alle donne di guidare un’auto. Con il risultato che una donna che abbia bisogno di muoversi da un posto all’altro e non possa ricorrere al trasporto pubblico deve ricorrere a un amico o parente che la trasporti, oppure pagare un autista professionista.

Le cose cambieranno, però, a partire da giugno 2018, quando entrerà in vigore il decreto, firmato oggi dal re dell’Arabia Saudita, che abolirà il divieto per le donne di guidare. Tra le motivazioni ufficiali di questa decisione, il desiderio di migliorare l’immagine dell’Arabia all’estero e l’osservazione che, ad oggi, molte donne sono costrette ad assumere un autista per potersi recare al lavoro – un costo non indifferente. Con la rimozione del divieto, i sauditi sperano di incoraggiare la partecipazione femminile nel mondo del lavoro.

women-protest

Le proteste di alcune donne contro questo divieto cominciarono nel 1990; ci sono voluti 28 anni perché portassero frutto. Le donne che hanno osato sfidare il divieto sono finite in carcere e, in alcuni casi, hanno perso il lavoro, si sono trovate contro la propria famiglia e hanno dovuto emigrare.

Ecco alcune delle motivazioni addotte in passato da alcuni religiosi musulmani, il cui peso è notevole nel governo della teocrazia saudita, per cui alle donne si dovrebbe proibire di guidare:

  1. perché gli autisti uomini non saprebbero come gestire la presenza di auto con donne al volante;
  2. perché consentire alle donne di guidare porterebbe al collasso delle famiglie;
  3. perché guidare danneggerebbe l’utero.

Di fronte a un tale sfoggio congiunto di logica e scienza, è chiaro che anche un’inezia come quella di poter guidare un auto rappresenta in realtà un enorme passo in avanti per le donne saudite.

Approfondimenti:

 

Troppa grazia, San Gennà! La lezione del “fedele” Di Maio su miracoli ed identità

Hanno suscitato parecchio scalpore, le immagini che mostrano l’attuale vicepresidente della Camera e neocandidato alla Presidenza del Consiglio del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, prendere parte alle celebrazioni per la liquefazione del sangue di San Gennaro e baciare l’ampolla in cui, secondo la leggenda, sarebbe custodito il sangue del Santo che tornerebbe liquido tre volte all’anno.

M5S: Di Maio, che emozione bacio teca sangue San Gennaro

Ad una giornalista che domandava “Ci dica solo se si è emozionato, perché… In passato non l’abbiamo vista qui…”, Di Maio ha risposto: “No no… È la prima volta che vengo qui ed è una grandissima emozione, ma soprattutto è un grande momento legato alla nostra religione, di fede, ed io sono un fedele e quindi mi faceva veramente piacere esserci. L’ho vissuta anzitutto come fedele, poi come istituzione”.

A pochi sarà forse sfuggita la coincidenza tra la candidatura ufficiale di Di Maio alla presidenza del Consiglio e questa subitanea uscita pubblica, che appare come un chiaro tentativo di raccogliere facili consensi tra i tanti devoti che da secoli venerano un miracolo non riconosciuto dalla chiesa cattolica.

Questo sfoggio di devozione ha portato molti a farsi delle domande su un leader politico che potrebbe fra un anno governare l’Italia. In un momento storico in cui la superstizione e le pseudoscienze hanno guadagnato tanto terreno da creare un’incredibile emergenza nazionale in tema di prevenzione di malattie che si credevano debellate da decenni e di vaccini, viene infatti da chiedersi quanto sia opportuno incoraggiare la credenza in una leggenda medievale che nemmeno la chiesa cattolica, che pure avrebbe tutto l’interesse a farlo, ha mai riconosciuto.

Per non parlare, ovviamente, di come questa uscita ponga serie domande sull’atteggiamento che Di Maio e il Movimento 5 Stelle terrebbero, una volta al governo, nei confronti della chiesa cattolica e dei tanti privilegi di cui gode.

E, così, sul devoto Di Maio sono piovute le critiche. Il matematico Piergiorgio Odifreddi ha definito l’evento “uno spettacolo indegno”, osservando come, di fatto, Di Maio avrebbe baciato nient’altro che un barattolo di ketchup.

Il giornalista Massimo Gramellini, invece, ha scritto sul Corriere della Sera che “osservata dalla prospettiva di un elettore cinquestelle della prima ora, la mirabile scena è invece l’epilogo di un’illusione durata dieci anni. Dieci anni a sperare nella rivoluzione per ritrovarti alla fine rappresentato da un chierichetto“.

Critiche che, però, non sono andate giù a Di Maio, che ha replicato dicendo che “Per Gramellini la festa di San Gennaro è solo un momento per radunare i baciapile e quello che lui chiama “il popolino”. Gramellini non sa che quella è una festa sentitissima da tutti i napoletani e anche da moltissimi campani. E tra di loro ci sono anche io. Quella di San Gennaro non è solo una festa religiosa, è una festa di popolo che si continua a ripetere ogni anno da secoli. E’ la festa che ricorda che i miracoli possono succedere, che c’è sempre la speranza, che domani può essere un giorno migliore“.

dimaio

Insomma, Di Maio non ritratta, anzi: ci mette il carico da 11. Affermando che la superstizione popolare è in realtà un segno di speranza e di fede dei miracoli.

Al suo posto, in effetti, ai miracoli sarebbe difficile non crederci: nato nel 1986, il giovane Di Maio tentò la carriera universitaria iscrivendosi dapprima a ingegneria, poi a giurisprudenza – senza, però, mai riuscire a portare a termine i propri studi. La svolta avvenne nel 2013, quando Di Maio si candidò alle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle, ottenendo 189 voti e venendo così candidato alla Camera dei Deputati. Il successo elettorale del Movimento lo portò poi non solo ad essere eletto, ma a divenire addirittura vicepresidente della Camera. Pochi giorni fa, poi, è avvenuta la sua incoronazione a candidato premier del Movimento, in una competizione in cui Di Maio si è confrontato con 7 sconosciuti e, ovviamente, ha avuto vita facile.

Se vi capitasse una carriera politica simile, non credereste anche voi ai miracoli?