Tunisia, abolito divieto di matrimonio tra donne musulmane e uomini non musulmani

É stata una giornata storica per i diritti delle donne e degli uomini tunisini, quella di giovedì: l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ovvero il Parlamento) della Tunisia ha infatti abolito il divieto per un cittadino non musulmano di sposare una donna musulmana.

La legge, che era in vigore da 44 anni (1973), prevedeva che un uomo non musulmano non potesse sposare una donna musulmana, a meno che si convertisse all’Islam e provasse l’avvenuta conversione con un certificato di conversione. Nessuna restrizione, invece, era prevista per gli uomini musulmani.

Ricorderete forse che, verso la fine del 2010, le proteste contro il carovita e il suicidio di un ambulante tunisino che protestava contro i maltrattamenti subiti dalla polizia diedero vita alla Rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia e, più in generale, alla Primavera Araba. Nel giro di pochi mesi caddero i decennali regimi di Ben Ali in Tunisia, di Gheddafi in Libia e di Mubarak in Egitto.

 

Nell’ottobre 2011 fu eletta l’assemblea costituente tunisina; vincitrice di queste elezioni fu la formazione politica islamica moderata Ennahda. Nel 2014 la nuova costituzione è entrata in vigore e si sono tenute le prime elezioni parlamentari. A vincere, questa volta, è stato il partito Nidaa Tounes, laico e guidato dall’attuale presidente tunisino Beji Essesbi.

Da allora, il parlamento tunisino sta lavorando alla rimozione delle discriminazioni contro le donne e contro i non musulmani, che costituiscono soltanto l’1% della popolazione tunisina.

tunisia

Fonti (in inglese):

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Myanmar: cosa c’è dietro la pulizia etnica della minoranza Rodhinga

Le Nazioni Unite stimano che, soltanto negli ultimi 10 giorni, 87mila profughi appartenenti alla minoranza etnica Rodhinga siano fuggiti dal Myanmar, un paese di 49 milioni di abitanti prevalentemente buddisti, e abbiano cercato rifugio nel confinante Bangladesh, la cui popolazione, in prevalenza musulmana, ammonta a circa 162 milioni.

myanmar-bangladesh

I Rodhinga sono una popolazione di religione musulmana che abita le zone costiere del Myanmar. La storia recente li vede vittime dell’oppressione del governo birmano, che dal 1982 non riconosce loro la cittadinanza birmana, ne restringe la libertà di movimento e la possibilità di avere figli.

Per il governo birmano, infatti, i Rodhinga sarebbero dei bengalesi musulmani senza diritto alla cittadinanza del Myanmar – e sono perciò considerati degli apolidi e degli ospiti indesiderati.

Sin dall’indipendenza di Bangladesh e Myanmar dall’impero britannico, negli anni Quaranta, movimenti separatisti sono stati attivi nell’area popolata dai Rodingha. Obiettivo di questi movimenti era la separazione dal Myanmar dello Stato di Rahkine, dove si concentra la popolazione Rodhinga, e la sua successiva annessione al Bangladesh.

Tali movimenti hanno spesso avuto natura militare, ed hanno provocato la forte repressione del governo birmano nei confronti dell’intera popolazione Rodhinga, fino agli attuali tentativi di sradicare i Rodhinga dal territorio del Myanmar e rimpiazzarli con altre etnie. Una vera e propria pulizia etnica che affonda le sue radici nel passato postcoloniale di Bangladesh e Myanmar, figlia di un odio che si alimenta di nazionalismo e intolleranza verso persone di etnie e religioni differenti.

Rimettiamoci in marcia

Cari lettori,

avrete forse notato come dall’inizio dell’anno l’attività di Dalla parte di Alice si sia vieppiù rarefatta.

Vi scrivo questo breve post anzitutto per scusarmi di questa lunga latitanza e per dirvi che Dalla parte di Alice tornerà presto attivo.

Fra i motivi di questa latitanza vi sono crescenti impegni lavorativi, che fanno sì che a volte io non riesca a “stare sul pezzo”. Vi chiederei perciò di utilizzare il form disponibile a questa nuova pagina per segnalarmi notizie o argomenti che pensate potrebbe essere interessanti per questo blog, o, nel caso siate interessati, per discutere di un’eventuale collaborazione su Dalla parte di Alice.

Per il momento, la mia idea è di tornare a occuparmi dei temi che da sempre sono oggetto di questo blog, aggiornare le (ormai datate) statistiche di secolarizzazione, che storicamente sono l’argomento che ha riscosso più attenzione, e anche di esplorare nuovi temi – come, tanto per fare un esempio, le alternative al modello relazionale monogamo (ebbene si: le alternative esistono, anche se se ne sente parlare poco).

Prima di rimettere Dalla parte di Alice in marcia, però, mi piacerebbe conoscere anche il vostro parere ed ascoltare i vostri suggerimenti!

A presto 🙂

WiP

Grazie, Stefano

Apprendo con tristezza la notizia della morte di Stefano Rodotà. Per me, come per molti altri, Stefano è stato per anni un punto di riferimento in tante battaglie a difesa della nostra democrazia, per i diritti civili e la laicità dello Stato. Un vero gigante, che ci ha accompagnato mano nella mano, con dignità e fermezza, in un’era politica di nani e ballerine. Stefano lascia un vuoto che sarà difficile colmare. Ma ci lascia anche un’Italia che, senza di lui, sarebbe stata un po’ meno libera e un po’ meno laica. Addio, Stefano, e grazie.

PS: segnalo l’articolo con cui La Repubblica ha scelto di commemorarlo. Merita una lettura.